(ANSA) – PALERMO, 24 GEN – Applausi a non finire per Gabriele Ferro, sul podio della serata inaugurale della stagione del Teatro Massimo di Palermo, un trionfo personale e meritato peril maestro che ha diretto con piglio deciso il ‘Guillaume Tell’di Gioachino Rossini, per la prima volta a Palermo nellaversione francese, a partire dalla celebre ouverture, che innuce contiene tutta l’opera monumentale, l’ultima scritta dalgenio di Pesaro, il suo testamento estetico, dopo il quale ci fusolo il silenzio. Dalla melodia del violoncello, dolente estruggente, a quella pastorale per confluire nella galoppata,alla veemenza dei toni guerreschi di un popolo, quello deicantoni svizzeri, piegato sotto il giogo degli invasoriaustriaci.

Grand opéra, il Guillaume Tell, si situa nello spartiacquetra le opere tardo barocche e quello spiraglio di romanticismoche avanza inarrestabile. E’ insomma un’opera che potremmodefinire kantiana, che fa della libertà un indiscutibilepostulato, la libertà di un popolo disposto a combattere e amorire e che trova nel magnifico arciere il suo leader e il suoriscatto.

Ottima prova per l’orchestra, magistralmente preparata daFerro, e per i cantanti, a partire dal protagonista, ilrossiniano Roberto Frontali, che mostra tutta la sua sicurezza,alla Mathilde di Nino Machaidze, brava e bella, a suo agio neiduetti d’amore con Arnold, il tenore Dmitry Korchak che ha fattomeglio che poteva: la sua parte è difficile e ardua, piena zeppadi acuti inarrivabili. Ottima prova per il mezzo soprano AnnaMaria Sarra, nel ruolo di Jemmy. E bene anche Marco Spotti eEmanuele Cordaro, insieme a Luca Tittoto nella parte di Gesler.

Successo per il coro, vero protagonista dell’opera, diretto daPiero Monti.

Ma non sarebbe una vera inaugurazione senza qualchecontraccolpo: fischi alla regia di Damiano Michieletto, che siconcentra sulla parte politica della storia, sugli invasoriaustriaci con i loro mitra e le pistole, fermo restando che icongiurati svizzeri hanno una balestra e molte frecce. Uncortocircuito storico? E’ sicuro che non poteva eliminare lascena in cui Tell è costretto a colpire con una freccia (noncerto con un’arma da fuoco) la mela sulla testa del figlio, maforse i fischi hanno altra ragione: nella narrazione dellastoria si perde del tutto l’orizzonte immenso che la libertàconcede (lo dice il libretto), l’infinito e la bellezza dellanatura, quel tremore che la tempesta e il rischio della morteimprimono, prima che una preghiera si alzi verso il cielo e checostituisce il mitico finale dell’opera. C’è la lotta violentatra oppressori e oppressi, ma questo da solo non è il GuillaumeTell. Molto bello l’albero immenso da tre tonnellate e mezzo,unico elemento di scena, disegnato da Paolo Fantin. Ultimanotazione: la prima è iniziata in ritardo per lo sciopero dimezz’ora della sigla Fials Cisal.

Si replica fino al 31 gennaio. (ANSA).