La memoria è altro dalla semplice funzionalità delle cellule cerebrali, è emozione, cultura, costante apprendimento. La memoria ripercorre il filo dei pensieri: è futuro.

Da sempre la cultura ebraica è legata al concetto del ricordo, diventato poi cardine rievocativo della Shoah nella Giornata della Memoria del 27 gennaio. Ed è proprio pensando a questa occasione che la Città Metropolitana e la Fondazione Sant’Elia ospitano a Palermo “Ricordi Futuri 3.0. Diaspore in terra di Sicilia”, dal 25 gennaio al 24 marzo (Palazzo Sant’Elia, Sala delle Capriate), mostra a cura di Ermanno Tedeschi, curatore internazionale con alle spalle tanti anni dedicati alla valorizzazione delle eccellenze culturali ebraiche ed israeliane, e Flavia Alaimo, storica dell’arte già impegnatasi in eventi espositivi sul tema dell’esodo.

La mostra – nata in coproduzione con la Fondazione Sant’Elia e con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo – sarà visitabile dal 25 gennaio al 24 marzo nella sala delle Capriate di Palazzo Sant’Elia. Un’esposizione originale e multimediale con installazioni, oggetti simbolici ed opere d’arte contemporanea, video e proiezioni, armonizzati in un percorso narrativo che conduce ad un’esperienza avvolgente – a tratti graffiante, a tratti subliminale – e di grande effetto emotivo nella memoria della Shoah, che in Sicilia si arricchisce di documenti e materiali storici inediti, come le lettere di espulsione dei professori universitari durante il ventennio fascista.

“Ricordi Futuri 3.0” guarda al passato, ma lo coniuga col presente, rintracciando il dolore di ieri tra i migranti di oggi. Opere come “Legami” di Paolo Amico centrano la fusione tra ieri e oggi: un barcone del 1947 Exodus, riprodotto a penna sfera. Metà è in bianco e nero, che accoglie gli ebrei sfuggiti allo sterminio, migranti verso la Terrasanta; l’altra metà è a colori, carica di uomini i cui giubbotti di salvataggio arancioni rimandano ai fatti di cronaca.