“16 dicembre 1987: in un’atmosfera carica di emozione e di attesa, il presidente della Corte di Assise di Palermo, Alfonso Giordano, lesse il dispositivo della sentenza di primo grado del Maxiprocesso alla mafia che inflisse 19 ergastoli e 2665 anni di reclusione. I numeri erano impressionanti: mai nella storia si era celebrato un processo con 475 imputati e con centinaia di imputazioni. Ricordo ogni istante di quel giorno e il durissimo lavoro che ci portò a quel risultato”. Momento amarcord per il presidente del Senato Pietro Grasso che ha voluto ricordare lo speciale anniversario. Sono passati 30 anni esatti dal momento clou del maxiprocesso, ormai passato alla storia di Palermo.

“Essere giudice a latere del maxi – aggiunge – è stata la sfida professionale più difficile della mia vita: sono passati trent’anni ma ancora mi emoziona ripensare a quel periodo. Con quel processo dimostrammo, per la prima volta, l’esistenza di Cosa nostra. In pochissimi credevano si potesse infliggere un colpo così grande e decisivo all’immagine di quegli “uomini d’onore” che si sentivano intoccabili; in pochissimi avrebbero scommesso sul fatto che il maxiprocesso – tra mille difficoltà e altrettanti rischi – sarebbe giunto fino all’ultimo grado di giudizio. Sembrava impossibile, invece successe e da allora cambiò tutto”.