Il capo dello Stato in visita nella Valle del Belice mezzo secolo dopo la tragedia che uccise oltre trecento persone. E’ stato Nicola Catania, sindaco di Partanna (Trapani), a fare gli onori di casa all’auditorium “Giacomo Leggio” nella giornata in cui si ricordano le vittime dell’evento sismico che ha lasciato una ferita aperta nei luoghi che ancora oggi mostrano la devastazione. Il primo cittadino, ringraziando Sergio Mattarella, ha spiegato il motivo per cui è stata richiesta fortemente la sua presenza: “Il Belice è ancora creditore, come accertato dall’ultima Commissione bicamerale sulla questione della ricostruzione nel 1996, la cui relazione dà atto del fallimento dello Stato e dello straordinario ruolo di sindaci e cittadini nel portare avanti – con un terzo delle risorse date in altre zone colpite da analogo dramma – la ricostruzione di interi Paesi”. Poco dopo la replica del presidente della Repubblica con il suo intervento: “Intendiamo confermare l’aspirazione alla vita e la volontà di famiglie e di popolazioni così pesantemente segnate e che tuttavia hanno trovato e trovano in sé la forza necessaria per sconfiggere un evento che sembrava pretendere rassegnazione”.

Tante le iniziative previste per la giornata, a partire dalla consegna delle targhe alla memoria per tutti coloro che si distinsero per il proprio impegno nell’aiutare le popolazioni terremotate colpite in quella tragica notte fra il 14 e 15 gennaio 1968. Tra i presenti il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti, il sottosegretario Davide Faraone, il sindaco palermitano Leoluca Orlando, il cardinale Francesco Montenegro, i vescovi e altre autorità civili e militari. Non poteva mancare il governatore siciliano Nello Musumeci, che ha fatto eco all’appello di “orgoglio e speranza del sindaco Catania: “Se dopo 50 anni gli amministratori del Belice sono costretti ancora ad appellarsi allo Stato per avere fondi mentre in Friuli è da tempo chiusa la ricostruzione post-terremoto, significa che qui l’intervento pubblico ha parzialmente fallito”.

Il sindaco di Partanna, a nome dei ventuno colleghi della Valle del Belice, ha chiesto a Mattarella che il completamento della ricostruzione sia effettuato senza invocare finanziamenti esclusivi: “Si è persa una grande occasione nel non valutare positivamente quale area interna sperimentale nella attuale programmazione comunitaria, così come non aver creato le condizioni per perimetrare e individuare il nostro territorio quale zona franca. Per realizzare il progetto gli amministratori pubblici, essendo già stati creati gli strumenti necessari, chiedono di concorrere in una concreta e leale programmazione delle risorse esistenti, come nel resto del territorio nazionale, creando possibilmente una corsia appositamente dedicata, utile – ha concluso il primo cittadino – a far recuperare quel gap che ancora oggi ci portiamo dietro. Le istituzioni onorino il loro debito, che non è soltanto economico, verso questa terra e queste popolazioni”.

poggioreale 1-2Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale Vittorio Sgarbi che questa mattina ha anticipato al presidente della Repubblica l’idea di sottoporre a vincolo conservativo e di tutela il centro storico della vecchia Poggioreale, la “città fantasma”: “Poggioreale è uno straordinario teatro di rovine sospeso tra dramma e poesia. E’ una sorta di Pompei che porta i segni della distruzione, ma è anche un luogo della memoria che testimonia la vita, le architetture, i riti di una comunità a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, non a caso scelto come set cinematografico da numerosi registi. Il vincolo di tutela è un segnale forte nell’attesa che si possano definire specifici progetti di promozione in un percorso che comprende il grande ‘Cretto’ di Alberto Burri. Serve promuovere il sito, fare manutenzione straordinaria delle strade di accesso, apporre adeguata segnaletica e garantire servizi ai turisti. Oggi il visitatore che arriva al Cretto non trova nemmeno un cartello che descriva la genesi dell’opera. Siamo all’anno zero. Sarà una priorità del mio assessorato”.

Tortorici: “Prevenire è meglio che curare”

Anche il presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi Fabio Tortorici, in una nota, ha fatto una stima numerica su quanto speso dallo Stato sostenendo sempre che “prevenire è meglio che curare”: “Numerosi studi hanno valutato che, dal terremoto del Belice a quello del 2012 in Emilia Romagna (quindi senza contabilizzare i danni dei recenti terremoti che hanno colpito il centro Italia), per le ricostruzioni si sono spesi 120 miliardi di euro, a fronte di una media di 2,4 miliardi l’anno con cui lo Stato avrebbe potuto rendere sicuro il patrimonio edilizio del Paese. La stima del Dipartimento della Protezione Civile, per i danni causati da disastri naturali, parla addirittura di una media di 3,6 miliardi l’anno spesi per le ricostruzioni. Ancora la sensibilità sul rischio sismico, sia della politica sia dei cittadini, non è abbastanza matura, trascurando che oltre 12 milioni di immobili dovrebbero essere interessati da opere di adeguamento e risanamento e che la popolazione coinvolta nel Paese supera 24 milioni di vite”.