E’ stato trovato per terra, in una pozza di sangue, nel salotto di casa sua, dove una delle finestre era aperta. Sul corpo aveva diversi lividi ma nessuna ferita lacero-contusa. I vicini lo descrivono come una persona “particolare” e mite, ma diverse denunce a suo carico per lite ne dipingono il “carattere litigioso”. Proseguono le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di San Lorenzo sulla morte di Giuseppe D’Arpa, ex postino in pensione di 76 anni il cui cadavere è stato scoperto all’interno della sua abitazione in via Demetrio Camarda, nella parte bassa di via Pitrè. Al momento gli investigatori non escludono alcuna pista, neanche quella di una rapina finita male, ma eventuali conferme sull’aggressione potrebbero arrivare dall’autopsia disposta dal sostituto procuratore Amelia Luise e che sarà eseguita sabato all’istituto di Medicina legale del Policlinico.

A lanciare l’allarme è stata un’amica (o forse una badante) che una volta ogni dieci giorni andava a trovarlo per dargli una mano con le faccende domestiche. Preoccupata per il fatto che non rispondesse, la donna è salita in auto e l’ha raggiunto a casa. Ha bussato sempre con più forza alla porta – risultata chiusa dall’interno e priva di segni di effrazione – ma non ricevendo alcuna risposta ha pensato di chiamare i carabinieri. Sul posto, intorno alle 18.30 di ieri, sono intervenute una pattuglia e una squadra del 115. I vigili del fuoco hanno raggiunto il balcone al primo piano con un’autoscala – a un’altezza di circa 6 metri – per poi aprirsi un varco da una delle finestre. Una volta entrati in salotto la scoperta.

L’abitazione dell’ex postino, che viveva solo ormai da qualche anno, era in disordine ma non abbastanza per portare gli investigatori a credere con certezza che qualcuno l’avesse messa a soqquadro alla ricerca di contanti o oggetti preziosi. Apparentemente non aveva ferite che potessero essere state provocate da un pestaggio o da una colluttazione. Il sangue in cui era riverso sarebbe quindi fuoriuscito dalla bocca o dal naso. La circostanza che la finestra fosse aperta ha reso più difficile l’ispezione cadaverica del medico legale in quanto la temperatura esterna e quella della stanza erano pressoché uguali, ma il 76enne sarebbe deceduto almeno un giorno e mezzo prima del ritrovamento.

D’Arpa, che non si era mai sposato e non aveva figli, viveva insieme alla sorella e al nipote. Qualche anno fa, dopo una furiosa lite che anche i vicini di casa ricordano, lei e il figlio erano andati via lasciando all’ex postino l’abitazione che da oltre settant’anni apparteneva alla loro famiglia. Gli altri inquilini di quella palazzina al civico 10 di via Demetrio Camarda descrivono la vittima come una persona con un carattere un po’ eccentrico ma mai aggressivo. “Era una persona schiva, un po’ particolare, ma non faceva male a nessuno”, spiega una vicina che vive al piano superiore con in braccio il figlio piccolo. Agli inquirenti, però, risultano diverse denunce a suo carico per liti o aggressioni. E altrettante ne aveva presentate lui come persona offesa.

Tutti gli elementi raccolti sino ad ora contribuiscono a trasformare l’episodio in un vero giallo: si è trattata di una rapina finita male o qualcuno lo ha aggredito in casa per poi calarsi dalla finestra e senza lasciare tracce? Una terza ipotesi, ancora non esclusa dai carabinieri, potrebbe essere collegata con la sua cardiopatia. D’Arpa potrebbe anche avere accusato un malore o un attacco di cuore e, per evitare di stramazzare al suolo, potrebbe aver cercato un appiglio facendo cadere sul pavimento alcuni oggetti e soprammobili che si trovavano in salotto.