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Il giudice Giovanni D’Antoni si è riservato di decidere sull’istanza avanzata dalla Procura. Dopo il nuovo incontro fra le parti il presidente della società Giammarva glissa le domande: “Non possiamo scongiurare nulla, sarà il Tribunale a decidere”

Secondo round in tribunale per l’istanza di fallimento del Palermo presentata dalla Procura, il giudice e presidente del collegio Giovanni D’Antoni si è riservato di emettere la sentenza che potrebbe arrivare anche in giornata. L’accusa punta a un nuovo rinvio mentre il Palermo vorrebbe “subito” delle risposte. Il presidente della società rosanero Giovanni Giammarva ha partecipato all’udienza che si è svolta stamattina nel tribunale vecchio. Non si è mostrato preoccupato ma non si è sentito di scongiurare l’ipotesi peggiore: “Non siamo arrivati ad alcuna conclusione, siamo in attesa. C’è stata una discussione tra le parti che è andata abbastanza bene. Da sempre, da quando abbiamo cominciato a leggere le carte, siamo stati fiduciosi. Poi deciderà il Tribunale”.

Sui tempi il presidente, accompagnato dal suo pool di avvocati, ha preferito non dire nulla limitandosi a spiegare che “la decisione arriverà a breve”. Sul particolare è intervenuto uno degli avvocati, Francesco Paolo Di Trapani: “Non possiamo esprimerci sulla tempistica perché il Tribunale si muove come ritiene compatibilmente con la propria organizzazione”. Poi, incalzato dai giornalisti, è intervenuto nuovamente Giammarva: “Non sono emersi nuovi elementi dalle controdeduzioni della Procura”. Il presidente rosanero, rispetto alle preoccupazioni, si è limitato poi a dire: “Forza Palermo! E passiamo la palla a Tedino”. Quindi si è spostato con i legali in un bar di piazza Vittorio Emanuele in attesa che il collegio giudicante si esprima.

Secondo l’accusa la società rosanero non sarebbe in grado di autofinanziarsi. Nel mirino della Procura un presunto debito da 63 milioni di euro per il quale il Palermo, tra operazioni fittizie, cessione del marchio e altro avrebbe cercato di mantenere i bilanci in equilibrio. Oltre al debito, sempre secondo l’accusa, il Palermo avrebbe un patrimonio netto negativo di oltre 18 milioni di euro e una previsione di flussi di cassa negativi per 27 milioni di euro, cui si aggiungerebbero il mancato versamento dell’Iva per 1,8 milioni di euro e altre somme “minori”. Una situazione debitoria alla quale non sarebbe possibile mettere un freno neanche con la cessione in blocco dell’intera rosa, valutata poco meno di 20 milioni di euro. Particolari ai quali un altro degli avvocati, Francesco Pantaleone, ha risposto con serenità: “Abbiamo smontato in ogni parte le tesi della Procura”.