Sequestrato l’impianto di sollevamento in piazza Marina a Cefalù. “I liquami fognari non trattati, provenienti dalle vasche di raccolta e sollevamento del sistema fognario della città, – spiegano gli inquirenti nel provvedimento di sequestro – venivamo continuamente sversati nell’area marina inquinandola gravemente”.

L’accusa, a carico di ignoti, è inquinamento ambientale (reato per il quale è prevista una pena da due a sei anni di reclusione e una multa da 10 mila a 100 mila euro) con conseguente deterioramento dell’ecosistema, della flora e della fauna marina. Ad aggravare l’ipotesi di reato il fatto che gli sversamenti ricadono nell’area a ridosso delle mura megalitiche del centro storico, uno dei tratti di mare più suggestivi della Sicilia occidentale, sottoposto a speciali vincoli storici, paesaggistico-ambientali e naturalistico-archeologici.

 

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Il provvedimento, eseguito dalla polizia del locale commissariato, in esecuzione di un decreto emesso dal sostituto procuratore del tribunale di Termini Imerese, Giovanni Antoci, è la conseguenza delle attività di osservazione e di monitoraggio effettuate dagli agenti nel tratto di mare compreso tra piazza Marina e via Vittorio Emanuele, sino al lungomare Giuseppe Giardina della cittadina normanna.

Gli sversamenti dei liquami non trattati in mare, hanno accertato gli agenti, andrebbero avanti da quasi un mese e deriverebbero dal cattivo funzionamento di alcune pompe di sollevamento dell’impianto. Alle operazioni hanno preso parte anche i tecnici dell’Arpa, che hanno prelevato un campione delle acque ed effettuato le analisi. Dopo l’apposizione dei sigilli, l’impianto è stato affidato all’amministrazione comunale.