E’ sempre caccia aperta al boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Il bilancio della maxi operazione condotta oggi dalla polizia è di 30 indagati. Tra loro c’è anche un palermitano, Michele Pacella. A Castelvetrano questa mattina 130 poliziotti della Squadra Mobile di Palermo e dello Sco (Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine) hanno controllato abitazioni, negozi, masserie di una trentina di presunti fiancheggiatori del capomafia, latitante dal giugno del 1993, indagati per favoreggiamento.

Tra coloro che hanno ricevuto la visita dei poliziotti c’è dunque anche Pacella, l’unico di Palermo, 55 anni. La stessa età di Messina Denaro. Non è un caso: il sospetto è che il boss si fida ormai di pochissimi elementi, la maggior parte dei quali da lui conosciuti prima di darsi alla latitanza e quindi più o meno suoi coetanei.

Indicato come il numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro è tra gli uomini più ricercati del mondo. L’operazione di oggi infligge un durissimo colpo agli “angeli custodi” del padrino, figlio dello storico capomafia castelvetranese Francesco Messina Denaro. Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido.

Il reato contestato è quello della “procurata inosservanza di pena” aggravata dall’articolo 7, ossia il favoreggiamento all’organizzazione criminale Cosa nostra. Messina Denaro è condannato a vari ergastoli per stragi e delitti. L’ultimo processo che sta subendo si sta svolgendo a Caltanissetta, imputato perché mandante della strage mafiosa di via D’Amelio a Palermo, quella che il 19 luglio del 1992 segnò la morte del procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti della scorta.