Il sindaco Leoluca Orlando ha aderito all’appello, rivolto al Parlamento nazionale da cittadini in tutta Italia per l’approvazione della legge sul testamento biologico, definendola “un atto di civiltà giuridica e sociale”.

Ecco il testo completo dell’appello al Parlamento Italiano.

“Noi donne e uomini diversi per storia, cultura e orientamento politico chiediamo che il Parlamento italiano, spesso distante e insensibile alle sorti dei cittadini nel nome dei quali eroga leggi, garantisce diritti e impone doveri, si muova in sintonia col sentire comune della stragrande maggioranza dei cittadini italiani e doti il nostro paese, come uno degli ultimi atti della legislatura, della legge sul testamento biologico.

Nella Unione Europea siamo stati preceduti da Regno Unito, Austria, Croazia, Spagna, Ungheria, Belgio, Paesi Bassi, Finlandia, Svizzera, Lussemburgo, Portogallo, Germania, e Francia pur con dei distinguo, già da anni. Aspettare oltre o peggio, far cessare la legislatura senza questo importante atto, significa imprigionare la volontà degli individui nel momento più acuto e delicato della loro esistenza.

Quando il dolore non è un viatico per la guarigione ma soltanto per la conservazione di un corpo da cui lo spirito vorrebbe separarsi, l’accanimento delle terapie somiglia a tortura e l’ostinazione di certa medicina a crudele sperimentazione.

Gli stessi medici e paramedici più avveduti hanno fissato tre principi basilari cui la legge non può rinunciare: la prevalenza del volere del malato, la possibilità di rinunciare a qualunque misura terapeutica, la possibilità di accedere alla sedazione palliativa profonda. Macabre e comiche insieme appaiono le ragioni dei nemici di questa legge quando si pensi che la stessa Chiesa Cattolica ha affermato più volte che «Non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene», oppure che è «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure”».

Non è dunque una battaglia religiosa ma un confronto tra chi crede alla libertà dell’individuo anche nel momento della sua massima debolezza e chi crede di poter decidere della vita altrui confiscandogli persino il diritto a spegnersi senza un ennesimo tempo del dolore. Chiediamo con forza che il testo sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) vada approvato senza snaturarlo o mortificando la volontà del paziente”.