Nel quadro del ciclo di conferenze organizzato dall’associazione Salvare Palermo, Ketty Giannilivigni affronta la relazione femminile corpo/moda all’interno della dinamica sociologica imposta dai processi moderni di trasformazione, con particolare riguardo al ciclo di produzione dell’industria tessile. Appuntamento oggi alle 17 a Palazzo Ziino.

Se le camicie e i cappelli sono elementi d’abbigliamento unisex e senza tempo, il corsetto, solo a nominarlo, ci restituisce un’immagine di femminilità castigata e ridisegnata dalla moda: comprime talvolta il torace, altre volte il punto vita, altre ancora i fianchi e il seno della donna. Nel primo decennio del Novecento, a Palermo come a Parigi, a Londra e a New York, la signora dell’alta società mostra una silhouette sinuosa e serpentina grazie al corsetto-busto, un bozzolo che dalle cosce alle ascelle blocca il corpo. Le aristocratiche e le borghesi lo vorrebbero comodo, perché in definitiva ritengono impossibile rinunciarvi; quelle che servono nelle case signorili, le impiegate nei laboratori del tessile e dell’abbigliamento e ancora le salariate della moderna industria desiderano a loro volta adornare il proprio corpo con una veste che non sia solo copertura. E la moda e l’industria provvedono: di camicie, corsetti e cappelli, ce ne sono di tutti i prezzi e per tutti i gusti, le differenze le fanno i materiali e soprattutto le lavorazioni.