Il cavaliere Pietro è un uomo umile ma profondamente ricco d’animo, che dedica la sua vita al raggiungimento di un ideale, votandosi al senso del dovere, al sacrificio, al coraggio, incarnando tutti quei sacrosanti valori e principi che sottendono l’esistenza di un cavaliere. Si è trasportati nell’antico Medioevo, sorprendendosi ospiti ai banchetti reali, ritrovandosi increduli spettatori ai duelli di un torneo e a vivere in prima persona sentimenti forti, ad apprezzare i più alti ideali e a riflettere che, ancor oggi, per alcuni uomini, sono segno distintivo della nobiltà d’animo.

 

Recensione: di Tatiana Vanini da Libri e Recensioni.com
Opera di narrativa dal sapore antico, “La spada di Pilter” ci conduce lontano, indietro nel tempo, al fianco di cavalieri, re e dame.
Questo libro rappresenta la storia di gente qualunque come di persone speciali, pronte all’estremo sacrificio per difendere i valori nei quali credono e la vita dei più deboli.
Bastano poche frasi per accorgersi che la scrittura di Colenghi è particolare.
Parole ricercate, termini desueti, trasmettono al lettore eleganza, correttezza e una forma medievaleggiante. Non solo la trama rispolvera aneddoti e racconti di ere passate, ma la costruzione della narrazione è perfettamente in linea con quello che veniva definito “il dolce stil novo”.
La comprensione del testo non viene inficiata, ciò che si trova scritto è chiaro, solo il ritmo ne viene influenzato risultando rallentato, trattenuto. Una lettura lenta ed attenta è pertanto necessaria per apprezzare la particolare musicalità delle parole, cogliere le sfumature e i cambi di passo come, ad esempio, quando nel testo si inseriscono parti melodiose simili a poesie, versi in rima che possono essere filastrocche a guisa di facezie o con più nobili intenti, altisonanti ed esplicativi.
Personaggio principale, ed io narrante del romanzo, è il cavalier Pietro di Buren. E’ un uomo retto, onesto, gentile. La perfetta incarnazione di quei valori e doveri rappresentati da ogni cavaliere degno di questo nome, esistito sul serio e solo nell’immaginario del lettore. Pietro è ligio alle regole, capace di buon senso, un amico leale, ma anche un avversario valoroso e giusto.
Le figure che lo accompagnano nella trama sono anch’esse interessanti, alcune più potenti ed interessanti, ben caratterizzate e curiose, rivestono ruoli di importanza maggiore. Altre, che restano defilate in ruoli marginali e fanno solo fugaci apparizioni, hanno il compito di rendere tridimensionale il contorno, restando quasi timidamente in trasparenza per non togliere luce a chi, con i suoi gesti e le sue parole, ha il compito di sostenere ed alimentare la storia.
I compiti di un cavaliere, i doveri che comporta amministrare un regno, i codici di comportamento, i tornei e i duelli, i pericoli che possono minare la serenità o portare a disastrose conseguenze, sono i temi vissuti ed interpretati da Pietro, che si ritrova in situazioni con vari gradi di difficoltà. “La spada di Pilter” procede nel suo percorso senza suscitare particolare tensione. Ci sono imprevisti e la conoscenza del protagonista, che aumenta con lo scorrere delle pagine, fa sì che con lui si instauri un legame di vicinanza, ma il linguaggio usato crea un distacco empatico, inficiando una profonda identificazione e partecipazione con le azioni descritte.
E’ un romanzo con un suo carattere preciso, una bellezza delicata e un’identità spiccata, restando però una lettura non adatta a tutti. Indicato ad un pubblico esperto, navigatore letterario sicuro e profondo, “La spada di Pilter” regalerà piacevoli momenti a coloro che dalle parole sanno farsi incantare.