Il Festival minuto per minuto con le pagelle alle esibizioni dei Big che non hanno calcato il palco dell’Ariston nella seconda serata. Gara a parte, il pubblico del teatro tributa una standing ovation al duetto Baglioni-Venditti in Notte prima degli esami. C’è anche il classico di Pino Donaggio, Io che non vivo a cura della coppia Baglioni Amoroso. Effetto nostalgia con Umberto Tozzi e Raf sulle note di Tu,Gloria e Ti pretendo e, naturalmente, Gente di mare (con Baglioni, Bisio e Raffaele). Grande emozione nella terza serata, poi quando Claudio Baglioni e Serena Rossi la protagonista di Io sono mia (il 12 febbraio in onda su Raiuno), intonano Almeno tu nell’universo di Mia Martini.

Sanremo 2019 le pagelle della Terza serata

Terza serata

Mahmood. Definire l’opera di un artista “moderna” non è cosa buona: “il moderno invecchia”. Pezzo “stiloso”, come lui. Medioriente e fantasia. Il ragazzo sa scrivere. 7 e 1/2

Enrico Nigiotti. Un ragazzone (con una certa gavetta alle spalle) in preda alla nostalgia. “La ricchezza sta nel semplice”, dice. E il pezzo è semplice: puntata massima sull’emotività. Ormonometro femminile in salita. 6 e 1/2

Anna Tatangelo. Bella è bella, Anna. Peccato faccia lo stesso effetto di altri cantanti in gara: sembra cantare sempre lo stesso brano. Uno dice, “dai, è giovane, chissà che pezzo ‘fresco’ porterà stavolta”. E invece niente: la solita solfa. 5+

Ultimo. Superfavorito, alla fine potrebbe mancare la vittoria ma sono in tanti a puntare su di lui. Il pezzo ha l’ambizione del classico (a tratti fa venire in mente la scrittura di Kekko dei Modà. Sarà un bene?). I ragazzi sono pazzi di lui, alla faccia di chi dice “ascoltano solo la trap”.  7

Francesco Renga. Ho come l’impressione che Renga condivida un segreto con Nek. Entrambi vivono in un silos, in criogenesi, e vengono tirati fuori in occasione di Sanremo. Per il resto, canta bene, si sa, ma il brano non lascia niente. 5/6

Irama. La faccia pulita, la giacca in broccato, l’anello dorato. Reminiscenze di un Fedez che fu, il pezzo starà nei primi posti della classifica di Spotify. 6 e 1/2

Patty Pravo e Briga. La cosa più bella dell’esibizione è stata quando la divina Patty è andata a salutare la regina Ornella Vanoni (che nel frattempo aveva “messo a ferro e fuoco” il palco dell’Ariston). Da Sanremo a Ora o mai Più. Dopo, non poteva che arrivare la noia. 5

Simone Cristicchi. Che bella canzone, Simone. Una storia d’amore, che veste l’Ariston in modo perfetto.  8

Boomdabash. Lo senti il sapore dell’americano? Se apri la finestra, è già estate. Ritornello scritto da chi la sa lunga. Hit, piaccia o no. 7

Motta. La quota indie che ormai non è più indie perché è diventata pop. “Dov’è l’Italia” non si sa e non è chiarissimo neanche dove andrà a finire questa canzone finito il Festival. Una chance sfruttata mica bene, peccato.  5/6

Zen Circus. Spiace, perché alcuni pezzi di questi “ragazzi” fanno emozionare e Appino sa scrivere. Ma stavolta no: brano confuso, ridondante. Si poteva, doveva, fare meglio. 6–

Nino D’Angelo e Livio Cori. Che Cori non sia Liberato è quasi una certezza. Certo, ci gioca. Nino D’Angelo ha sette vite e i due portano un pezzo credibile. Come detto al primo ascolto, Gomorra Soundtrack: pezzo pronto. 6 e 1/2