Signore grazie perché la seconda serata del Festival di Sanremo è finita a un orario decente. Grazie anche perché in questa seconda serata non ci siamo dovuti sciroppare 24 concorrenti ma solo 12. Signore grazie anche perché ci hai dato Cocciante e Baglioni. Insieme. Sullo stesso palco. A cantare Margherita. Peccato solo che Claudio non sapesse le parole. Signore, grazie perché ci hai dato Pio & Amedeo che hanno fatto finalmente satira irriverente e ridanciana. Signore “grazissimo” anche per Michele Riondino che canta Battisti. Signore, ecco un po’ meno grazie per averci regalato, ancora una volta, i noiosissimi sketch dei tre conduttori. Ma sto correndo troppo. Ecco i migliori e i peggiori secondo la nostro modesta opnione

Sanremo 2019 le pagelle della seconda serata

ACHILLE LAURO – ROLLS ROYCE: 2

Messaggi usciti dal cuore nero del festival: «Achille Lauro è affondato» [allusione all’armatore napoletano]; «L’unico codice da votare per Achille Lauro è il codice penale». Il cronista si rammarica di averli solo scippati, di non averli pensati lui. Però attenzione: questa caricatura di qualsiasi cosa vi venga in mente, ha finito per contagiare tutti: «Ah, non mi piace però non me lo levo dalla testa». E quindi, chi è il cronista per dire la sua?

EINAR- PAROLE NUOVE: 2

Le parole saranno anche nuove, ma il figliolo di Maria è di una vecchiezza “artistica”, e le virgolette s’impongono, imbarazzante. Rendiamoci conto che questo è uno dei due vincitori di un concorso, Sanremo giovani, partito con oltre 1.500 concorrenti. Non c’è qualcosa che non va?

IL VOLO – MUSICA CHE RESTA: 3

Qui il cronista si arresta: non riferirà le peraltro prevedibili variazioni che circolano sul titolo di questa “opera pop firmata anche dalla Nannini”. Mica pizza e fichi. Un piccolo pregio però ce l’ha: qualche intuizione nel testo, ad opera del bravo Emilio Munda. Poi non dite che il cronista è la solita carogna che non riconosce mai niente a nessuno. Anzi, aggiungiamo che gli odiosissimi trettrè funzionano, suscitano sanremesi ovazioni. Rosichiamo in pace.

ARISA – MI SENTO BENE: 6 ½

Il ritornello ricalcato su Dio è morto? Via, questa è proprio tirata per i capelli. Ma uscitela, povera Arisona, per ‘na volta che si sente bene. E poi è un soffio di celeste nostalgia tra Mina e la Carrà. Guardate che Rosalba ha veramente una voce miracolosa, potrebbe cantare tutto; poi, quello che realmente canta è un altro paio di maniche, ma non è che qui circolino più tanti Bindi o Calabrese o Battisti.

NEK – MI FARÒ TROVARE PRONTO: 6 ½

Canzone sciocchina («l’amore in mezzo ai denti»??), ma dove tutto funziona, perché è fatto per funzionare: alla fine nessuno canta perché nessuno lo ascolti, giusto? E allora, il voto considera la malizia giusta al posto giusto. E l’esito che inesorabilmente ne verrà.

DANIELE SILVESTRI FEAT. RANCORE – ARGENTOVIVO: 5/6

La costruzione è ad alto tasso indie, tra Agnelli degli Afterhours e Gabrielli dei Calibro35. Però che overdose di retorica in questa scenetta sull’ennesimo disagiato giovanile preda delle gabbie mentali della società che ha sempre colpa di tutto. Antagonista? Eh, no: rassicurante. Più fumo che arrosto, ma sia riconosciuto un certo mestiere.

EX-OTAGO – SOLO UNA CANZONE: 5

Io ho capito perché questa canzone sull’amore attempato: perché i 4 minuti che li ascolti, ti fanno diventare vecchio.

GHEMON – ROSE VIOLA: 6

Per quello che vale sfruculiare i generi, più che hip è un trip hop che, l’abbiamo detto, rifluisce nel rhythm and blues: lo cerca proprio, lo insegue. Alcune carenze nel cantato, evidenti, ma brano che “entra” subito. Forse è tra i meno peggio qui.

LOREDANA BERTÈ – COSA TI ASPETTI DA ME: 6

A questo punto fa simpatia come la fanno i reduci, i combattenti che ritornano da loro stessi, dai loro inferni, i loro errori feroci; e lei ne ha fatti tanti, e molto ci ha speculato. Ma è ancora qui, con un aspetto ormai grottesco eppure con una sua dignità urlata. Il suo canto del cigno a Sanremo, però la validità di questo pezzo è più apparente che altro.

PAOLA TURCI – L’ULTIMO OSTACOLO: 6

Questo è un brano cucito addosso a Paola come una pelle, non un vestito; e va benissimo per carità. Però, sbaglieremo noi, ma prepararsi all’addio di un genitore è lo stillicidio di un dolore, fidatevi, che forse meritava una cosa diversa, un altro canto.

NEGRITA – I RAGAZZI STANNO BENE: 4/5

No. Spiacente, ma questa è proprio una minestrina scipita. Rock? Ma no, che non fa male a nessuno, tanta enfasi strumentale che si sfarina nel vento.

FEDERICA CARTA/SHADE – SENZA FARLO APPOSTA: 1

Daniele Silvestri mi ha quasi convinto: è colpa della società, siamo noi, tutti noi. Deve essere così. Se no non si spiega: due ragazzini non possono, da soli, fare questo. Non possono arrivare a questo. Cosa abbiamo fatto, tutti noi, non solo Maria, Dio mio cosa abbiamo fatto.

LE PAGELLE DEGLI OSPITI

FIORELLA MANNOIA: 7

Sanremo 2019, le pagelle della seconda serata

Ormai la Mannoia è una messa cantata. Piacerà al cardinal Ravasi, che la retwitta, ma può indurre serie controindicazioni. Il peso del coraggio è un titolo calzante: i competenti la portano in processione, Fiorella, però intanto dicono, beh, la sento dopo, con calma, cambia un po’ disco, va’.

PIPPO BAUDO: 6 DI AFFETTO

Come si fa a non amarlo, coi tanti pregi e qualche vezzo dei suoi? Solo che a questo punto è patetico, sembra sempre chiedere una legittimazione, un’altra occasione, e si sforza oltre la sua età, la sua storia, nel voler convincere che può farcela ancora.

MICHELLE HUNZIKER: S.V.

Versione Heather Parisi, periodo cicale cicale. Sfugge il senso di un’ospitata così, si vede che serviva a perdere tempo per prendere tempo. Amen.

MARCO MENGONI: 7

Mengoni, Mengoni, sarai vera gloria? Oppure nella tua celebrata vocalità, nella tua proposta, c’è sempre qualcosa che manca, tutto sommato? E Lucio Battisti, sarebbe stato contento di una rilettura di Emozioni così? Non lo sappiamo, possiamo solo farci domande.

RICCARDO COCCIANTE: 8

Cantando cantando, Cocciante corona 73 anni e una storia inconfondibile: la svolta pop operistica è stata solo la logica evoluzione di tante, tantissime canzoni che già erano piccole grandi arie sinfoniche. Ma da 18 anni si aspetta un suo nuovo album, pareva la volta buona questo Festival, e invece. Lui ormai, dall’Irlanda, dove vive, si prende il lusso di non farsi mai nessuna premura. E, anche stasera, va di Margherita, che è sempre un bel classicone.

LE PAGELLE DEI CONDUTTORI

CLAUDIO BAGLIONI: 6/7

A volte, spesso anzi, se ci fate caso finisce lui per fare da spalla agli altri: è il ripiegamento sornione, conseguente ad un ruolo che non è il suo. Presto per trarre bilanci, ma per il momento siamo ancora al concerto di se stesso, e non abbastanza del resto. Ci arriverà?

VIRGINIA RAFFAELE: 7 ½

Stasera funziona, per la semplicissima ragione che torna alla sua natura di teatrante. Il che viene a significare che, al Festival, è stata presa per i motivi sbagliati: mettila un po’ come ti pare.

CLAUDIO BISIO: 6 ½

Stesso discorso della Raffaele, ma con qualcosa di meno. Perché lei è più versatile, lui è un comico, con qualche qualità ma anche parecchi limiti; per esempio, non è così versatile, e si nota. Ma in un Festival da 5 sere da 4 ore ciascuna, non puoi fare il buffone per una settimana.

Sanremo 2019 le pagelle della seconda serata 2019-02-07T07:21:05+02:00 Alessandro