La camera ardente di Rita Borsellino nell’edificio confiscato in cui abitò da latitante Totò Riina

La camera ardente per Rita Borsellino, deceduta ieri dopo una lunga malattia, è allestita nel bene confiscato alla mafia in via Bernini 52, a Palermo, nel complesso in cui abitava, da latitante, Totó Riina. Lo ha concordato con i familiari e con i responsabili del Centro il sindaco Leoluca Orlando, che ha anche disposto la presenza del gonfalone della città.

Un luogo simbolo, non perquisito per diciotto giorni dopo la cattura del boss – e in cui hanno sede oggi anche una caserma dei carabinieri e l’Ordine regionale dei giornalisti – non solo di riscatto ma anche di quelle trame mai chiarite contro cui Rita Borsellino si era sempre battuta.

La sorella del giudice antimafia che si è spenta ieri in ospedale all’età di 73 anni. Cordoglio è arrivato alla famiglia dal mondo politico, dalla società civile, dall’associazionismo e dalle organizzazioni sindacali.

I figli Claudio, Cecilia e Marta, rendono noto che per chi volesse lasciare un segno della propria vicinanza è possibile sostenere i progetti del Centro studi Paolo Borsellino, associazione che Rita ha fondato e della quale è stata presidente sino alla fine, affinché il suo impegno possa continuare ad essere operante. E’ possibile devolvere il contributo presso la Camera ardente o tramite bonifico bancario: iban IT57O0501804600000000152801 (causale: In memoria di Rita Borsellino).