La sesta sezione della Corte d’appello ha ridotto le condanne per otto dei quindici imputati nel processo nato dall’operazione “Dirham” condotta dalla polizia nel 2011, che ha permesso di smantellare un’organizzazione specializzata in matrimoni “combinati” allo scopo di far ottenere la cittadinanza italiana a extracomunitari.

L’ottico Mirko Occhipinti, che per gli inquirenti aveva un ruolo di coordinamento e che in primo grado aveva avuto 10 anni e 2 mesi, si è visto ridurre la pena a 6 anni, perchè ha confessato; la condanna più elevata tocca così adesso a Giovanni Bonaccorso, che dovrà scontare 6 anni e 6 mesi (anche per lui c’è un ritocco al ribasso, in secondo grado). Scende a 4 anni e 4 mesi Francesco Paolo Lo Iacono, mentre la moglie di Occhipinti, Samira Akkacha, di origini marocchine, ha avuto 5 anni, così come la connazionale Darry Amine. Tre anni e 10 mesi li hanno avuti, con altri sconti di pena, Giovanni Lo Presti e Francesca Paola Cardinale; un anno, 10 mesi e 20 giorni Maria Laura Brignone. Pene confermate per altri sette imputati, che dovranno tutti scontare due anni e 10 mesi: si tratta di Nadia Brignone (sorella gemella dell’altra donna), Maria Jessica Lucera, Emanuela Salamone, Gianluca Fontana, Vincenzo Cionti, Michela Graziano e Caterina Giannò.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, c’era chi cercava ragazzi e ragazze siciliani disposti a contrarre falsi matrimoni in cambio di denaro e chi reclutava i cittadini stranieri che volevano un regolare permesso di soggiorno. L’organizzazione intascava diecimila euro per ogni straniero “sistemato”: di questi tremila andavano ai siciliani che accettavano di sposarsi.

“Nozze combinate per avere la cittadinanza”, condanne ridotte in appello 2018-01-07T17:46:19+00:00 Alessandro